fame

nel momento esatto in cui ho scritto il titolo ho pensato al libro di knut hamsun.
magari fosse qualcosa di così alto, profondo, tormentato e intimista.
no, la mia è proprio fame.
fottuta fame.
irrefrenabile fame.
come una zombie che vaga per le strade biascicando “braaaaain”
fame, quella lì insomma.
sono a dieta da quasi un anno e ho perso circa dieci chili e ora? ora non ne posso più.
cado in tentazione e non c’è nessuna preghiera a liberarmi dal male.
cedo, miseramente davanti ai dolci e ogni boccone mi causa nuova fame. sempre di più, come una tossica che non riesce a fermarsi.
un’alcolista che non può smettere finché non arriva al fondo della bottiglia.
dannata fame, maledetta dieta.
mancano tre chili, solo tre e io sono crollata.
come faccio a placare questa fame?
prima mi ammazzavo di sport, fino ad un mese fa ci riuscivo, poi è arrivata la mia grande nemica: l’estate.
non riesco più ad andare a correre, niente addominali.
ho caldo, sono stanca, la luce mi ferisce gli occhi.
solo i cavalli, quelli sempre, tutti i giorni.
non basta.
qualcuno plachi questa fame!
fame, fame, fame.

a voglia a sentir discorsi idioti tipo “ma agli uomini piacciono le ragazze formose”.
ma davvero? e secondo voi io faccio la dieta per gli uomini?
per me posso anche ammazzarsi di seghe.
voglio cambiare il mio corpo perché non mi rappresenta.
è un atto di arrogante autonomia.
la mia immagine deve essere me, la confezione deve far intuire il contenuto.
invece mi trascino questo corpo pesante, un culo enorme da pallida giunone.
sotto, sotto ci sono muscoli guizzanti, nervi tesi, energie inespresse.
qualcuno uccida questa fame oppure io ucciderò qualcuno, probabilmente per mangiarlo.

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quarantena

“La quarantena è un isolamento forzato, tipicamente utilizzato per limitare la diffusione di uno stato pericoloso (spesso una malattia). Il termine deriva da quaranta giorni, la durata tipica dell’isolamento cui venivano sottoposte le navi provenienti da zone colpite dalla peste, nel XIV secolo.
In informatica, indica la pratica di isolamento dei file corrotti da virus in speciali directory, allo scopo di bloccarne la proliferazione ma consentendone eventualmente l’analisi.”
e non dimentichiamo i riferimenti biblici con i 40 giorni nel deserto di un certo gesù.

la verità è che le dipendenze sono ingannevoli, subdole, seducenti.
ci finisci dentro senza sapere perché.
non a me, a me non può succedere.
sono troppo sveglia.
è la condizione della mente assoggettata a un miraggio deviato.
deforme.
corrotto.
non importa quale ne sia la causa il risultato è il medesimo.
io avevo una dipendenza emotiva.
la più infida delle dipendenze perché i sintomi si palesano quando è troppo tardi.
non m’era mai accaduto, non sapevo neppure che questa “cosa” avesse un nome, ma ho riconosciuto i segni conoscendo altri tipi di assuefazione.
ho tagliato i ponti e ho iniziato a star male.
disintossicazione.
il fato e la mia intelligenza mi hanno aiutata.
ho chiesto aiuto a uno degli amici più importanti che ho e che lavora nel campo della psiche.
mi ha spiegato cosa era successo, gli ha dato un nome, ha confermato che la mia è stata non solo una scelta corretta ma l’unica possibile.
un po’ come quando un alcolista vuota la sua ultima bottiglia di vodka nel cesso.
ero forte ma fuori controllo.
così il mio coach mi ha “imposto” una quarantena.
“non chiamarlo, non scrivergli, non contattarlo per 40 giorni”
in questo periodo ho immaginato di scrivergli milioni di mail, di telefonargli ripetendo a mente parola per parola, come un’attrice che studia il copione.
bussare alla sua porta.
ogni giorno le parole da dire erano sempre meno.
sono arrivata alla scadenza e adesso?
“adesso fai quello che vuoi”
sai una cosa? ‘fanculo pure lui.
qualche dubbio, ovvio, fortuna che il mio ego è pesante tanto quanto l’orgoglio.
prendo altro tempo imprecando contro M.
ho fatto outing, insomma.
il server di posta non funziona sta sera e io, senza rileggere, chiudo gli occhi e buonanotte.

Abflug der Zugvögel di Léopold Rabus

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catabasi

infinite discese in un susseguirsi di ritmi a volte serrati a volte lenti.
neppure l’araba fenice è risorta tante volte quanto me.
eppure io continuo imperterrita a scendere la lunga via verso l’ade e a ritornare ogni volta mutata.
sono allenata ormai.
la strada sempre diversa e l’uscita non è mai la stessa.
non voltarti indietro, ricorda che fine ha fatto orfeo.”
me lo devo ripetere spesso.
è così facile lasciarsi andare alla tentazione, volgere lo sguardo dietro le spalle.
perdere fermezza.
cercare facile rifugio nelle certezze di ciò che è già noto.
posso essere dura come ghiaccio, morbida come acqua, leggera come nuvola, ma non sarò mai ferma come putrida palude.

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inutilità

le cose vanno senza andare veramente.
cose che mi piacciono.
per la mente.
nutrienti.
cose non remunerative.
probabilmente è questo il mio problema: non so far fruttare i miei talenti e alla fine a beneficiarne sono sempre altri.
non sono concreta e non concretizzo.
scordo il mio essere in bilico, sospesa nel vuoto.
dimentico la realtà vivendo ogni giorno come fosse l’ultimo.
è da adolescenti, da sognatori o disillusi.
applico la magia del fare.
io faccio perché non so fare altro.

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scala di grigio

mi vestirò di simpatia.
di un sorriso falso.
una voce allegra dalla melodia veneta.
nasconderò la mia malinconia dietro un paravento colorato.
questa sera si va in scena.

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no title

una deriva costante.
cadere senza accelerazione.
eppure cadere.
illusioni che frammezzano, confondono, distraggono.
chimere di niente.

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sole

è arrivata l’estate.
vi odio tutti.

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tornerà la brina sulla mia pelle

ho raccolto la mia corona.
guardato la desolazione del mio regno.
le vestigia del trono di ghiaccio.
io sono ancora qui.

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system error

vorrei essere solo pensiero, passione, idea.
il mio corpo non m’appartiene.
è sempre stato fallace, imperfetto.
dolorante.

il fatto è che non si può stare così male ogni tre settimane!
inghiotto ibuprofene come una tossica.
e anche le sigarette sono finite!

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M.

pensarti, non fa più male.

opera di
Maria Rubinke

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